Torre del Saracino

Torre del Saracino

Le coste del nostro paese sono disseminate di bastioni e torri di avvistamento utilizzate negli anni per far fronte ai pericoli che venivano dal mare. Nella zona della Costiera a Positano, Vietri, Amalfi, ci sono vari tipi di torri iniziate a costruire dal 1500 in poi e servivano per contrastare le incursioni Saracene.

L’interno di una di queste torri a Marina D’Aequa, Vico Equense si trova la sede del noto ristorante del chef Gennaro Esposito: La Torre del Saracino.
Un vetrata sul mare con vista Vesuvio, la torre alle spalle con all’interno una macina di un antico frantoio e la sala del ristorante proprio accanto.

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Entrare alla Torre Saracino era un esperienza che desideravo fare da molto tempo, da quando ero stata qui più o meno, perciò quando ho varcato la soglia in una bellissima giornata di primavera con una visibilità invidiabile su tutto il golfo di Napoli, mi sono subito sentita appagata dell’esperienza anche se ancora non avevo toccato né cibo né vino.
Visitare la torre e la cantina ricavata dalle fondamenta è qualcosa che non bisogna assolutamente perdere. Dentro le sue mura è stata ricavata la sala dove viene servito l’aperitivo c’è un piccolo bancone, l’antica macina in pietra e delle decorazioni in vetro che evocano i pesci del mare, bellissimo contrasto tra la pietra nuda e gli inserti moderni della sala.

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E’ possibile sedersi qui per gustare un aperitivo oppure affacciarsi alla vetrata per vedere il panorama. Noi abbiamo scelto di poter guardare il mare ed ecco che ci vengono serviti tanti piatti di svariate forme con pietanze colorate insieme di un calice di bollicine. Il benvenuto era composto da:
Mini bagel con salmone e prugna
bignè di baccalà mantecato
panino al vapore con coniglio all’ischitana
tartare di verdure con alghe
e una rivisitazione del vitello tonnato.
Piccoli sfizi uno più appetitoso dell’altro.

 

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Dal menù scegliamo il menù degustazione da 8 portate.
Ne erano disponibili altri 2 anche, uno da 6 al costo di 145€, e uno da 11 portate al nostro di 190€, l’intermedio viene invece 160€, ovviamente l’alternativa è scegliere alla carta ma come spesso succedere prendere 3-4 portate ha lo stesso costo del menù degustazione che risulta quindi più conveniente se si desidera fare svariati assaggi.

La scelta del vino è ricaduta su di un fiano per la curiosità di assaggiare qualcosa del territorio e visto che c’erano disponibili diverse annate ho scelto la 2010 di Vadiaperti, Aipierti. Bella bottiglia, sentori fruttati di frutti a polpa gialla, minerale appena un finale ammandorlato, ma di ottima beva.

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Seduti a tavolo vengono serviti vari tipi di pane, buonissimo quello al limone, quello ai broccoletti cotto a legna.

Inizia subito il menù degustazione con il primo piatto:
Gambero, zuppetta del suo corallo e biscotti di riso nero
Il gambero aveva una consistenza piacevolissima lo accompagnavano questi piccoli pezzetti di biscottino morbido a base di riso il suo stesso carapace croccante e la zuppa, che è un tripudio di profumi di mare e scogli.
Dal gusto più deciso la palamita leggermente affumicata, ‘nduja e crema a tarallo di Agevola il pesce era lasciato semicrudo al centro, rimaneva tenero e al tempo stesso aveva sentori fumè che insieme al gusto deciso dell’nduja e alla cremosità della salsa al tarallo facevano un connubio strepitoso con il Fiano nel bicchiere.

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Seguiamo con un vino diverso che dopo aver provato l’Aiperti 2010 ed esserne rimasti piacevolmente sorpresi, allora ci siamo indirizzati verso l’annata 2007 dello stesso produttore. Bè, ad averne di bottiglie così, Aiperti 2007 oltre ad essere più rotondo e maturo del precedente non aveva quell’amaricante che lo contraddistingueva, regala al palato un bel mix armonico di corpo acidità, mineralità e morbidezza.

Questo vino insieme alla seppia, inchiostro e fegato con pesto di prezzemolo e confit di limone è stato quanto di più entusiasmante ho provato al tavolo di Gennaro Esposito e quanto di più entusiasmate ho assaggiato da molto tempo a questa parte. Il mollusco viene usato totalmente, in tutte le sue parti, ed è presentato in varie consistenze, una parte croccante, soffiata, fatta dal nero di seppia, un parte grigliata e carnosa, un’altra parte cruda a piccoli pezzettini dalla consistenza più scivolosa. Il piatto si compone anche dello spesso osso grattugiato sopra e dona un ulteriore sapore di mare.

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Passando ai primi, buonissimo e dal gusto delicato il risotto al limone con aglio novello e ricciola marinata (qui la foto) il limone non era troppo presente e l’aglio era solo un aroma, gustosi i pezzi di ricciola lasciati crisi e solamente marinati.

Sono stati offerti dallo chef anche 2 primi piatti fuori menù, tanto che arrivati a questo punto ormai eravamo quasi sazi.
Ma a quanto pare non potevamo proprio non provare la minestra di pasta mista con crostacei e pesci di scoglio tipica della tradizione della famiglia Esposito e realizzata magistralmente, i vari tipi di pasta vengono cotti separatamente per rispettare i tempi richiesti dai vari formati e in modo che tutte abbiano lo stesso giusto punto di cottura, il pesce e la zuppa che la accompagna sono ottimi e suona di piatto confortante e che sa di casa. Tutta via mai mangiato una minestra di pasta più buona di questa.

Proviamo anche un terzo calice di fiano, anche questo di un altro grande interprete del territorio della zona di Avellino, Guido Marsella, anno 2011 e nelle sue note più fumè più piene e più d’impatto a mio parere non è riuscito a battere la 2007 di Vadiaperti, tuttavia bisogna anche considerare che la 2011 è stata un annata minore.

Tipici della tradizione partenopea sono i cannoncini ripieni di ragù napoletano una salsa al pomodoro deliziosa accompagna questi piccoli cannelloni che nella farcia hanno un ragù consistente ricco di carne e molto saporito.

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Ancora tra i primi, spaghetti con coltura di alici e seppia, salsa del suo quinto quarto, pistacchi e limone questi serviti in sostituzione delle “linguine con scontilli anemoni e ricci di mare”, che erano nel menù degustazione e che abbiamo chiesto di sostituire perché non li preferivamo. Anche questi spaghetti non deludono affatto, delicato il sapore ben calibrato in tutte le sue componenti. Gradevole la grassezza data dalla pasta di pistacchi insieme alla freschezza del limone.

Un secondo di pesce e uno di carne per concludere il menù quello di pesce era del Rombo in salsa alle ostriche e crescione acquatico la cottura rendeva questo rombo di una consistenza che difficilmente si riesce ad assaggiare al di fuori di qui a mio parere, rimaneva molto carnoso e saporito e gli altri ingredienti servivano tutti a creare maggior intensità di sapore rievocando un ambiente marino.

Insieme almaialino nero casertano con chutney di mela annurca e insalatina di agretti il sommelier decidere e di farci provare una cosa di diversa, abbandoniamo il Fiano in favore di un porto Tawny di 40 anni (Taylor’s) che abbinato alla glassatura della carne in questo piatto era davvero perfetto (mi spiace non ho foto di questo secondo perché evidentemente ormai il vino stava facendo troppo effetto!) l’abbinamento era comunque azzeccatissimo e valorizzava entrambi.

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Si passa infine al dolce, che anche qui, mica è solo uno.
C’è il predessert, il dessert vero e proprio, la piccola pasticceria, un assaggio di colomba (che vuoi, era Pasqua!) e anche una cosa che non avevo mai visto e per cui, se non fossi stata così sazia mi sare sicuramente fatta tentare alla grande, il carrello delle cioccolate. Su questo erano esposte talmente tante tipologie che rappresenta il paradiso in terra dei suoi amanti.

Il mio dessert era un cake arancia e carote con mousse di yogurt e gelato all’olio extravergine d’oliva poi aveva delle sottilissime sfoglie di cioccolato bianco della frutta acidula, il mango, una leggera mousse e un rinfrescante gelato. Delizioso. L’altro era composto da nocciole e gianduia una vera golosità.

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Il percorso di degustazione e stato veramente lungo, sono stati offerti anche diversi piatti un più, il tutto unito al vino che ci ha fatto alzare appagati e sazi. Chiudiamo con un ottimo caffè e la piccola pasticceria con macaron, tortine al cioccolato e tartellette.

Un viaggio, un esperienza, un emozione dietro l’altra. Per chi ha la passione della cucina e ha la fortuna di poter vedere fino a che punto uno chef riesce a spingersi con delle preparazioni sicuramente non ne può non subire il fascino. Tanta tecnica, tanta volontà ma non solo da parte dello chef Gennaro Esposito ma di uno staff che cura ogni minimo dettaglio.
Bello sentirsi così coccolati ogni tanto.

Torre del Saracino
Via Torretta, 9, 80069 Marina d’Aequa,Vico Equense NA
081 802 8555
Chiuso la domenica sera e il lunedì

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