Borgogna 2005 e Santa Brace

Di rado racconto delle mie serate di degustazione di vini, la verità è che mi sembra essere sempre circondata da grandi esperti, assaggiatori professionisti e chi di vino ne sanno sempre più di me.
Sicuramente in molti sono bravi a raccontare il vino, si perdono nei descrittori, indugiano sulle mille sfaccettature di un calice. Io sono 8 anni che assaggio, da quando ho preso il diploma da sommelier, e solo una cosa ho capito… Quanto di vino ne so poco.
Zone, sottozone, denominazioni, crù, esposizioni, terreni, marne, argilla, calcare, e le loro caratteristiche: ossidati, ridotti, prefillosserici, brettati, premox, schietti, lunghi e corti. Sono affascinata da questo mondo e infatti posso ammettere di avere all’attivo ormai un bel numero di assaggi, ma…
E l’Australia e il sud Africa e il Cile e la Spagna? Brancolo nel buio.
E il vino più buono che hai mai bevuto? Devo ancora berlo (cit.)
E il vino naturale che ancora devo capirlo? Se è ossidato e sa di aceto e ha particelle in sospensione perché non filtrato, va sempre apprezzato perché bisogna sostenere un artigiano?
La risposta è non lo so.

Senza titolo

Chi mi segue sui social, sa che ho un account Instagram in cui sembro un alcolista anonima e più di quaderno dove annoto scrivo e do punteggi a tutto ciò che bevo, come una pazza paranoica. Nonostante questo le mie note di degustazione sono gelosamente custodite tra le pagine e difficilmente le tiro fuori per condividerle con altri.

Che poi diciamo la verità, cosa dovrebbe importare al mondo di cosa pensa Elisa Ceccuzzi, dell’ultimo bicchiere di Borgogna che si è bevuta? Però poi subito si prende in considerazione il rovescio della medaglia, tutta la vita enogastronomica di Elisa è finita su queste pagine? sì, e se due persone mi leggono e perché tutto è stato raccontato qui come un diario. Allora perché non prendere coraggio e sistemare qui gli appunti sul vino, quando ne vale la pena e quando ne ho voglia?

Senza titolo

Oggi parliamo di assaggi di Borgogna 2005 e del locale dove abbiamo fatto la degustazione, Santa Brace.
Quando organizziamo queste serate, non è sempre facile trovare un locale disponibile a far portare il vino dall’esterno perciò bisogna un po’ barcamenarsi chiedendo se nella struttura viene esercitato il diritto di tappo o no. Avendo una degustazione di rossi abbiamo scelto di accompagnarli con dei piatti di carne e la gestione di Santa Brace, è stata molto disponile nel venire incontro alla nostra esigenza.

Si tratta di un ampio locale, suddiviso su due piani con giardinetto fuori e cucina a fianco.
La particolarità di questa braceria è il sistema di cottura della materia prima. Un forno a carbonella che consente il controllo della temperatura molto più di una normale griglia. Forse molti di nome conoscono il Josper spagnolo, l’alternativa italiana è l’X-oven, da appassionata di barbecue sono rimasta molto incuriosita da quello che lo chef Michele Giovannini, mi ha raccontato sull’argomento. La gestione delle temperature nelle griglie combinata con alcune cotture anche sotto vuoto, fanno si che la cottura sia pressocchè impeccabile in base alle esigenze del cliente.
Hanno una cella frigo, con particolari sistemi di taglio della carne, su cui possono contare, quasi al pari di una macelleria.
I piatti proposti non sono solo di cotture alla griglia ma anche anche le lente cotture della punta di petto e della pancia di maiale e il cinghiale brasato.

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La loro proposta è varia noi abbiamo provato le loro fiorentine, una italiana e una di Black Angus, tutto sommato io ho preferito la prima. Il filetto alla rossini anche mi è particolarmente piaciuto, ben eseguito.

Per gli antipasti ci si può orientare sui crudi di carne, ci sono in menù dei plateau misti di tartare, oppure di carpacci, oppure di entrambi. La tartare di agnello ha catturato la mia attenzione perché non avevo mai mangiato questa carne cruda, viene condita con frutta secca e sherry, ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

In carta compare anche una bella scelta di burger che però questa volta non ho potuto assaggiare, rimedierò alla prossima occasione insieme alla picanha.
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Il tema della degustazione della serata è stato prendere in esame l’annata 2005 sono, vini che oggi diventano maggiorenni, l’annata in Borgogna è considerata molto buona, c’è chi l’ha definita addirittura la migliore del decennio perciò avevo grandi aspettative sugli assaggi.
Unico 2006 lo champagne con cui abbiamo iniziato iniziato, ma si sa lo champagne iniziale fa sempre una partita a se.

WINSTON CHURCHILL POL ROGER 2006

Si rivela un grandissimo champagne, in forma smagliante di un dorato e luminoso nel calice, al naso colpiscono i profumi di lievito e frutta fresca, qualche sbuffo di speziatura mediterranea e anche qualche nota di frutta secca. L’assaggio in una prima fase è tutto giocato sulle sue sfumature acido-fresche che poi si tramutano in un evoluzione che vira verso la frutta secca la noce fresca e la nocciola, il finale è lungo e svela una dolcezza di un corpo snello, che fa apprezzare la sua rotondità ma non appesantisce. 95/100

DOMAINE FOURRIER MOREY-SAINT-DENIS CLOS SOLON 2005

Alla vista un bellissimo rosso rubino trasparente sull’unghia, arrivano subito al naso delle note che colpiscono tostate e leggermente fumè. Fruttato molto carico di ciliegia e marasca dolci, un idea di pomodoro fresco crudo e sentori vanigliati, che tradiscono l’uso del legno e la giovinezza della bottiglia. In bocca la piacevolezza regna sovrana, fruttato dolce che accompagna la bocca fino al finale post deglutizione, molto beverino, tannino integrato per nulla aggressivo. Un vino di elegante semplicità, senza sbavature, anche troppo preciso. il voto è 96/100 per la beva disarmante

NUIT ST. GEORGES LES FERRIERE DOMAINE ROBERT CHEVILLON 2005

Fruttato, vanigliato, tostato un tantino austero e sembra concedersi poco e restare sulle sue, ingresso dolce, tannino presente che asciuga ma non eccessivamente, sentori tostati nell’evoluzione nel cavo orale, Pecca di giovinezza più degli altri e lascia anche un finale leggermente amaricante.
Ad un secondo assaggio nel corso della serata e nella speranza di trovare qualche apertura in più si notano anche note di glutammato, brodo, insieme alla confettura di prugne, la bocca però continua ad essere giocata in prevalenza sulle note dure per poi chiudersi con una sensazione evidente di marmellata di prugne. 94/100

CLOS DES LAMBRAYS DOMAINE DES LAMBRAYS 2005

Tra tutti l’assaggio da cui mi aspettavo di più era proprio Clos de Lambrays, perché un domatine che conosco meglio ma ancora non avevo mai provato l’annata 2005.
An naso appare di primo impatto il frutto predominante ma si insinuano via via sentori più freschi e mentovati, note dolci legno. All’assaggio si percepisce un tannino abbastanza asciugante, ma se si attende la sua progressione sicuramente torna alla bocca tutta una corrispondenza con quello che si è percepito al naso, brutta, note dolci e sentori di pomodoro cotto.
La freschezza che lascia è disarmante bella, abbraccia uno spettro di sensazioni diversi tattili, si percepisce la materia ma non il corpo pesante, si percepisce la giovinezza ma non quella giovinezza sgraziata, quella che fa sperare per un grande futuro ma che già adesso non lascia indifferente. 96/100
Le aspettative sono stati sicuramente ricompensate e penso che questo sia stato il vino della serata.

LATRICERES CHAMBERTIN ROSSIGNOL-TRAPET 2005

La bocca viene dalla freschezza e dalla leggiadria di Clos de Lambrays e incontra un vino più sulle sue corde, sembra concedersi meno, sentori di frutti, note di peperone e tostatura. Al naso mi aspettavo un vino più caldo e corposo del precedente, all’assaggio invece unisce la facilità di beva del del primo Clos Solon insieme però ad una complessità maggiore. Il palato si evolve e percorre strade che partano da una prima astingenza ad una salivazione repentina insieme alla pseudocalorica, la bocca si addolcisce e il frutto percepito al naso diventa una sensazione di marmellata e frutta secca. Complesso infinito in bocca, senza essere pesante ma di assoluta piacevolezza e eleganza. 95/100

SANTA BRACE
Via Isacco Newton, 100
aperto tutti i giorni a cena, nel fine settimana anche a pranzo
Telefono: 06 8693 3527

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