Kitty's Kitchen

in the food for love

CAT | cucina francese

tartiflette

Di ritorno da una settimana a sciare sulle Hautes Alpes, proprio nella zona in cui comincia la Savoia, ho riportato a Roma, oltre a tanti bei momenti da ricordare, anche tanti assaggini golosi, da condividere con voi.

Proprio durante la settimana appena trascorsa, ho assaggiato questo piatto di montagna: la tartiflette, di cui vi parlo oggi.
La tartiflette, che insieme alla fondue, alla raclette e alla bourguignonne (anche se forse un pochino meno) in questa zona la fanno da padroni, sono cibi belli sostanziosi, di montagna, ma confortanti per affrontare il freddo e le giornate sulle piste.

Potete ben immagine che dopo questa settimanella francese non potevo non proporvi e condividere anche con voi qualche prelibatezza della zona, complice anche il reblochon che sosta in frigorifero.

Altri souvenir della settimana sono state le riviste di cucina, di cui ho fatto incetta, come spesso succede nei posti in cui vado.
Devo ammettere che riviste come Thuries Gastonomie, Saveur e Elle a la Table in Italia ce le sognamo. Poi continuo a chiederemi come mai, in un paese con la nostra cultura gastronomica non riusciamo mai a valorizzare le nostre risorse al meglio… Ma questo è un altro lungo discorso che parte dal vino e arriva fino alla tavola.

tartiflette2

TARTIFLETTE (2 cocotte)

350 gr di patate (3 patate medie)
100 gr di pancetta
100 gr di reblochon
4 cucchiai di panna
sale

Lessare le patate in acqua, con tutta la loro buccia, pelarle appena tiepide e tagliarle a fette.
Disporre le patate nelle cocotte, salare un poco e aggiungere la panna, 2 cucchiai per cocotte. Riempire le cocotte a strati alternando la pancetta e il reblochon.
Terminare con un abbondante strato di formaggio e infornare a 180° per 20 minuti circa fino a che non inizierà a dorare la superficie.

meringhe

Tardo pomeriggio “bar sport” set by stefano Benni: la Luisona sta per essere ingoiata dall’ignaro rappresentante milanese, gli assidui frequentatori del bar sanno già che di li a poche ore il malcapitato subirà gli affetti collaterali del caso, tra le paste “ornamentali, veri e propri pezzi di artigianato” che stazionano nelle bacheche dei bar, accanto alla famigerata luisona vi è l’evergreen: meringa. Pasta che si presta ad essere conservata un discreto numero di giorni nei vari: bar sport e nelle case, ogni volta che me ne capita davanti una non riesco a non pensare: “La meringa è un po’ sciupata, oggi. Sarà il caldo”.

Quell’immagine del libro si Stefano Benni mi è rimasta impressa nella mente e di rado consumo meringhe che non siano fatte in casa, lo stesso è per La ciliegina sulla torta” blog che adoro letteralmente sia per le foto sia per le ricette. Ecco, Tuki ha davvero creato la meringa perfetta, ho realizzato la sua ricetta e il risultato è stato dei migliori, considerando che in passato i miei tentativi erano stati piuttosto deludenti…

LE MERINGHE FRANCESI DI TUKI

200 gr di albumi a temperatura ambiente
200 gr di zucchero semolato
200 gr di zucchero a velo
1 pizzico di cremor tartaro

Montare gli albumi con l’aggiunta di cremor tartaro utilizzando le apposite fruste a velocità media, fino a che non cominciano a diventare spumosi. Mescolare i due tipi di zucchero e a questo punto cominciare ad aggiungerelo un cucchiaio per volta, via via aumentando la velocità. Montarli per circa 20 minuti fino a che non si ottiene un composto spumosissimo che al distacco forma picchi appuntiti.
Mettere il composto in una sac a poche con il beccucchio che preferite, se volete a stella altrimenti potete utilizzare semplicemente due cucchiai e fare delle quenelles che metterete su carta forno.

Per la cottura: ossia per far si che le meringhe si asciughino è necessario mettere il forno al minimo, ora io ho un forno statico elettrico e di certo non è il migliore per cuore le meringhe.
Tuki suggerisce un forno ventilato a termperatura di 70° per circa 3 ore.

Il mio forno ha come minimo 90°, quindi ho acceso il forno e infornato le mie meringhe del diametro di circa 3 cm hanno cotto per un ora e mezza, nel ripiano più alto, trascorsa 1 ora ho inserito il manico del mestolo nello sportello del forno per far entrare nell’aria e cotto per una mezz’ora ancora fino a che non ho iniziato a notare che il loro colore aveva perso la brillantezza iniziale, quindi ho spento e lasciato asciugare per una notte. Mangiare le meringhe uno o due giorni dopo le rende più asciutte se conservate in un luogo senza umidità come ad esempio una scatola di latta.

madeleines al profumo di fava tonka

Le madeleines possiamo definirle un evergreen della blogosfera. Si preparano da secoli ma non passano mai di moda e qui potrei partire subito con la filippica su Proust, su quanto il cibo stia all’anima e i ricordi e i sentimenti influiscano nel nostro modo di percepire il buono e/o il bello. Ma ve lo risparmierò, bè non c’è bisogno che facciate i salti di gioia (SGRUNT! Grazie!) -_-

Tanto per restare in linea con quello che dice Carolina e nel ringraziarla ancora per le preziose fave oggetto di questa ricetta, anche io mi sono cimentata in questi dolcetti morbidi e profumosi.
Le ricette che ci sono in giro sono le più svariate ma una tra tutte era quella che avevo selezionato e tenuto da parte per rifarla, è una ricetta di Nightfairy, un nome una garanzia per i dolci! Infatti sono venute ben lievitate con la “mitica” cupoletta (anche senza far riposare in frigo l’impasto per una notte). Considerate che il mio stampo era quello per le madeleines piccine, diciamo grandi come un cucchiaino, chiaramente se fossero state grandi come un cucchiaio avrebbero avuto una “gobbetta” ancora più alta. Il suggerimento: forno caldissimo a inizio cottura e poi abbassarlo dopo 2 minuti. Visto che se ne parlava qui con lei lo rivelo a tutti, lo stampo acquistato sempre da Tervi, non mi ha tradita e si sono staccate bene mantenendo la classica forma a conchiglietta. Prossimo acquisto? La sac a poche! Basta non se ne può più di cucchiaini, diti e utensili improbabili. :)

LES PETITES MADELEINES AL PROFUMO DI FAVA TONKA

125 gr di farina
2 uova
150 gr di zucchero a velo
1 gr di fave tonka
125 gr di burro
1 cucchiaino di lievito
1 pizzico di sale

Rompere le uova sbatterle leggermente e unirvi lo zucchero a velo, il composto deve risultare chiaro e abbastanza spumoso. Pestare le bacche di fava tonka (1 e 1/2 circa) utilizzando un mortaio ottenendo una polvere fina. Aggiungere il burro morbido e setacciare nel composto la farina, il lievito con un pizzico di sale e la polvere di fava tonka. Mettere in frigorifero 20 minuti per lasciarlo risposare.
Disporre il composto nella stampo e infornare, lasciar cuocere i primi 2-3 minuti a 200° poi abbassare, a 180° , forno statico per un totale di 10 minuti di tempo.
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