Kitty's Kitchen

in the food for love

tortiera tropeana di Isabella

…E poi ci si ritrova in un baleno a settembre, mentre mi chiedo se questo ultimo mese ha riguardato la vita reale o solo qualche sogno svanito troppo in fretta, mi ritrovo investita da una routine che fatico a riprendere.
Sono state vacanze bellissime, e il loro ricordo mi fa stare bene, ho visto e girato moltissimo, apprezzato la storia e la cultura del nostro paese, la civiltà: greca, romana e anche sannitica. Ho fatto il bagno nel Tirreno, nel mar di Sardegna, nelle Ionio e nell’Adriatico e provato tante cose che non avevo mai mangiato prima e che adesso vi sorbirete, almeno per questa settimana, attraverso qualche post dettagliato sulle mie esperienze gastronomiche più meritevoli! :)

Prima tappa qualche giorno alle Eolie, più precisamente a Lipari, dove oltre a fare incetta di granite e gelati, abbiamo visitato l’isola e cercato il più possibile di esplorare l’arcipelago in gommone, ma il mare non è stato dalla nostra parte purtroppo e le uscite sono state limitate. In compenso, pane cunzato e granite di gelso come se piovesse, ci hanno consolato.

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A Lipari ho scoperto che esistono anche gli arancini ripieno al pistacchio, che sono buoni, ma preferisco quelli classici. Ho scoperto che i capperi sono ovunque e quelli di Salina, sono presidio slow food. Ma soprattutto ho visto che tutti i piatti qui, strabordano di cucinci. Ma conoscete la differenza tra capperi e cucunci vero? Allora leggete qui.

Quattro gli indirizzi più meritevoli a Lipari:
Bar Pasticceria Subba: Per il gelato e le granite. Bar storico sulla via principale del centro di Lipari.

Pasticceria D’Ambra: Per i cannoli e la frutta martorana. A Marina Corta poco prima del molo, c’è questo piccolo laboratorio, dove comprare anche cannoli take away e i biscottini al sesamo tipici di qui.

Ristorante Filippino: ristorante classico, il più famoso dell’isola, quello storico, che propone ricette tradizionalissime, dalla zuppa del pescatore, al pesce alla griglia, è la materia prima che fa la differenza qui.

Ristorante Nenzyna A Marina Corta, una taverna con qualche etichetta interessante in carta, piatti di pesce sempre tradizionali, ma ben eseguiti, si mangia fuori vicino alla strada, l’ambiente è più informale e moderno del primo.

calabria pizzo

calabria1

Si riparte per la Calabria, già vi ho raccontato diverse cosette di questa regione, dove, da qualche anno a questa parte, non manco di trascorrere qualche settimana. Sulla cucina calabrese c’è davvero un mondo che si apre, tanto da raccontare e scoprire. L’onnipresente cipolla di Tropea, le soppressate, prodotte artigianalmente, sono fatte in casa al limite della legalità e sono commercializzate nei mercatini locali o tra i parenti e i conoscenti e sono le migliori che ho mai provato. Ah! E poi i formaggi! L’unico presidio slow food della regione è il caciocavallo di Ciminà, quest’anno sono andata a scoprirlo alla sagra a lui dedicata, in questo paesino sperduto dove ci sono probabilmente più mucche cha abitanti! :) Ma oltre al caciocavallo di Ciminà che è il più famoso, esistono tantissime tipologie di pecorini canestrati, caprini che varrebbe la pena di valorizzare e riscoprire.

Un salto, prima della partenza, quest’anno, me lo sono fatto pure a Pizzo, qui la vera specialità è il tartufo, “il Tartufo di Pizzo”, commovente gelato alla nocciola, modellato a mano farcito con cioccolato fondente fuso e una spolverata di cacao. Tutti mi hanno consigliato sempre di mangiare quello del famoso Bar Ercole, ma in tutta la pizzetta del paese c’è solo l’imbarazzo della scelta.

l'approdo

Ed ora, solo un paio di ristoranti calabresi che voglio segnalare perché hanno attirato la mia attenzione. Il primo è L’Approdo a Vibo Marina: cucina del territorio più ricercata e curata della media della zona, bella carta dei vini. Soprattutto, ciò che mi ha piacevolmente impressionato, per ogni tavolo è a disposizione un carrello, che insieme ai condimenti, mette a disposizione 4-5 tipologie di extravergini calabresi che si possono degustare durante la cena, degno di nota la “Carolea di Terìna” di Odoardi. Dell’Approdo invece, consiglio di provare i loro: spaghetti “Senatore Capelli” tirati a mano con i ricci di mare, i migliori che ho mai mangiato!

pesce stocco

Ultima segnalazione, ben lontana e ben diversa da quella precedente, ma che è davvero una particolarità. Conoscete il pesce stocco? Si, lo stoccafisso secco norvegese, esatto! Bè, la fama che il piccolo paesino di Mammola gode, è proprio relativa a questo pesce. Molti risotranti lo cucinano e lo preparano davvero è il caso di dirlo in tutte le salse. La taverna più famosa per la sua preparazione è: La Taverna del Borgo, qui, tutti i piatti che si cucinano sono a base di questo ingrediente. Alcune preparazioni come il carpaccio di stocco con pomodori secchi e finocchietto selvatico e quello arrosto con i porcini sono davvero degni di nota.

Per concludere vi racconto una ricetta che ho imparato proprio quest’estate in spiaggia a Ferragosto. Sapete che in Calabria, si usa fare un mega picnic sotto gli ombrelloni in spiaggia? E bè, cosa compare sotto quegli ombrelloni è qualcosa spesso di inenarrabile: teglie di “melangiane chine”, timballi di pasta, pane cunzato, arancini, cotolette fritte. Isabella, oltre al gateau di patate, aveva preparato queste tortiere di verdure, di cui io ho fatto incetta, prima di scoprire che questa è una vecchia ricetta proprio della sua famiglia, che ha sia origini siciliane che di Tropea.

tortiera tropeana di isabella

TORTIERA TROPEANA DI ISABELLA

300 gr di patate
300 gr pomodori
1/2 cipolla di Tropea
olio extravergine d’oliva calabrese fruttato medio
50 gr di pangrattato
10 capperi di Salina
sale

Dissalare i capperi lasciandoli a bagno in acqua dolce, per almeno mezz’ora.

Pulire e affettare sottilmente la cipolla e le patate, lavare e tagliare il pomodoro a fette più spesse.
Ungere una tortiera da 26 cm e iniziare a disporre le fette di cipolla, in modo che ricoprano la teglia ma non si sovrappongano troppo. Proseguire poi disponendo le fette di patate sopra alla cipolla e proseguire con il pomodoro.

Spolverare il pomodoro con uno strato di pan grattato non troppo sottile, condire con abbondante olio e sale. Aggiungere i capperi. Infornare a 160° per un ora, quando i bordi saranno brucciacchiati la tortiera è pronta.

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Ed è arrivato il momento, quello di prendersi una pausa, dal lavoro, ma anche da queste pagine. Mi concedo qualche giorno di vacanza, non potrò essere dietro al pc con la frequenza con cui sono abitualmente e quindi, mio malgrado devo salutare questo spazio per qualche tempo. So già cosa succederà, per un paio di giorni sarò sollevata dal fatto di non dover nemmeno pensare a “cosa postare lunedì?”, ma poi mi mancherà da morire farlo.
Allora mi attaccherò al cellulare e comincerò a girovagare tra gli altri food blog drogandomi di immagini e cercando di placare la nostalgia.

A dirla tutta comunque non vedo l’ora di staccare e allontanarmi un pochino da Roma, andare al mare, cercare di leggere qualcosa, mangiare meno, camminare di più, fare quello che desidero compatibilmente con chi sarà in mia compagnia.

Per salutare tutti lascio una ricetta che fa tanto estate, quella del gelato alla frutta, ma stavolta invece che utilizzarla così com’è, ho provato a ad arrostirla per concentrarne gli aromi. Non avevo mai usato questa tecnica prima, invece devo dire che ne vale la pena di perdere quei 5 minuti in più.

stone fruit icecream2

ROASTED STONE FRUIT ICE CREAM

340 gr di frutta
100 gr zucchero
130 gr panna fresca
100 gr latte intero
2 cucchiai di succo di lime
1 cucchiaio di grappa al mirtillo
1/2 bacca di vaniglia
erba cedrina

Tagliare 200 gr di frutta: io avevo 2 pesche e 4 susine, le ho sbucciate e poi tagliate a pezzettini e messe in una padella calda.
La restante parte della frutta l’ho lasciata con la buccia ma l’ho tagliata a pezzetti piccolini.

Alla frutta in padella ho aggiunto i semi della bacca di vaniglia e la bacca stessa. Mescolare la frutta, lasciare che si ammorbidisca e aggiungere la grappa e qualche foglia di erba cedrina. Appena la frutta comincia a disfarsi togliere la padella dal fuoco e togliere le spezie (bacca di vaniglia e erba cedrina).

Frullare la frutta per ottenere una purea e lasciar freddare in frigo.
A questo punto aggiungere alla purea di frutta il latte, la panna e lo zucchero, mettere tutto nella gelatiera e solo alla fine aggiungere i pezzettini di frutta intera.

Ci vorranno 20 minuti a seconda della vostra macchina per mantecare il gelato, ma prima di consumarlo lasciarlo riposare altre 3 ore in freezer.

Un saluto a presto!
Buone vacanze a tutti voi!

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Al prezzo di uno… due contorni irrinunciabili se state organizzando un barbecue.
Il primo è quello che vi avevo promesso parlando di Pulled pork è un insalata, l’altro è ciò che tutti adorano cucinato al barbecue, ossia le pannocchie, che in questo periodo sono di stagione. Avevamo già parlato di un altro must, in caso di barbecue, i baked beans, ma più che un contorno sono da considerarsi una vero e proprio piatto principale.

L’insalata in questione è la notissima colewslaw, un insalata americana a base di cavolo cappuccio (slaw) e un condimento abbastanza ricco di senape e maionese, sapete che gli americani non ci vanno affatto sul leggero per quello che riguarda le salse.
Il coleslaw per gli amanti del barbecue è una cosa seria, ognuno ha la sua versione, con o senza maionese con vari tipi di cavolo multicolore, con aggiunta di varie spezie è un vero accompagnamento della carne più che un insalata da gustare a parte. Infatti quando si cucina la spalla di maiale il coleslaw spesso viene aggiunto con la carne all’interno del panino stesso.

Vi lascio la mia versione dei questa insalata, nella ciotolina in ceramica autoprodotta, uno dei primi pezzi che ho realizzato con il tornio elettrico.

COLESLAW

100 gr di cavolo cappuccio
70 gr di carote pelate

per la salsa:
1 cucchiaio di maionese
2 cucchiai di yogurt
1 cucchiaio di mostarda all’antica
1 cucchiaio di acqua
1 cucchiaino di zucchero di canna
1 pizzico di sale

Affettare sottilmente il cavolo e la carota e preparare la salsa usando le proporzioni indicate.
La salsa deve avvolgere totalmente l’insalata, il quantitativo necessario è quindi doppio rispetto a quello indicato.

pannocchie

… E veniamo ora a uno dei contorni che amo di più in questo periodo, il granturco. Sempre più difficile da trovare nei supermercati ma in questa stagione a volte fa capolino. Evitate di comprare quello in busta precotto non viene bene e non si griglia come quello fresco, assolutamente da lasciar perdere.

Le pannocchie sul barbecue possono essere cotte di due modi, sia “spennate” pulite dalle foglie esterne, sia con le foglie esterne, in Amercia di dice “on the cob”. In questo secondo caso è meglio bagnare le pannocchie o anche lessarle qualche minuto in acqua e poi metterle sulla griglia, metodo un pochino più lungo, che fa più sporcizia al momento della cottura e che darà come risultato una pannocchia non abbrustolita perché protetta dalle sue foglie. Personalmente amo la prima versione.

pannocchie2

PANNOCCHIE ARROSTO

7 pannocchie
2 cucchiai di burro o di olio extravergine d’oliva fruttato medio
sale in fiocchi

Spennare la pannocchie eliminando le foglie esterne e tutti i filmanti sulla sommità. Per ogni pannocchia conservare una foglia ampia e integra per servirla.
Spuntare le pannocchie eliminando la cima nel caso, come le mie è senza grani.
Lasciare attaccato il pezzettino di gambo (ove possibile) perché consente di girare il granturco sulla fiamma con più facilità.

Cuocere le pannocchie direttamente sulla griglia posta su fuoco diretto, girandola via via che si arrostisce.
Si cuoce il 10 minuti circa, anche meno se la pannocchia è piccolina. Con una forchetta testare la morbidezza dei chicchi, se si bucano agevolmente toglierla dal fuoco e poggiarla sulla foglia che avete preparato prima.

Aggiungere olio o burro e un poco di sale e girare la pannocchia sulla foglia stessa per spargere il condimento su tutta la superficie.
Servire così.

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