Roma, 19 gennaio 2026 – Per la prima volta la Capitale ha ospitato Convivium Renaissance, tappa italiana dell’evento internazionale firmato Convivium Renaissance: il vino biodinamico “vero” sbarca a Roma (l’associazione fondata da Nicolas Joly, tra i pionieri della biodinamica in Europa). La giornata clou si è svolta lunedì 19 gennaio al Garum – Museo della Cucina, al Circo Massimo: dalle 12 alle 19 un banco d’assaggio e confronto che ha riunito 60 vignaioli da tutto il mondo, operatori horeca e professionisti, con un messaggio dichiarato: riportare il vino a essere espressione del luogo, non un prodotto “perfetto” costruito a tavolino.
A organizzare la tappa romana, Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di Vini Selvaggi e Solovino, due realtà che da anni spingono (senza fronzoli) una cultura del vino centrata su territorio, pratiche agricole coerenti e interventi di cantina ridotti.
Il cuore del discorso: denominazioni, gusto e “crisi del vino”
Nella conferenza stampa, il filo rosso è stato brutalmente semplice: le appellazioni nascono per proteggere l’originalità di un luogo, ma rischiano di diventare gusci vuoti se l’agricoltura smette di esprimere differenze e la cantina diventa una fabbrica di gusto.
Joly ha insistito su un punto che, al netto delle simpatie ideologiche, tocca un nervo scoperto del mercato: oggi sappiamo fare vini tecnicamente ottimi quasi ovunque, e le tecnologie (in vigna e in cantina) hanno globalizzato uno “stile” replicabile. Risultato: molti vini “perfetti” ma intercambiabili. Da qui la metafora che ha fatto sorridere (e un po’ male): la perfezione come chirurgia estetica – impeccabile, ma spesso senza vita.
Il bersaglio non è la qualità in sé, ma la standardizzazione del gusto quando diventa la scorciatoia dominante. In questa lettura, la “crisi del vino” non è solo calo dei consumi o prezzo medio: è anche perdita di riconoscibilità. Se tutto sa di “ben fatto”, il territorio diventa una didascalia.
“Senza giudizio”, ma con strumenti: il ruolo dei preparati e dell’osservazione
Un passaggio interessante (e meno da slogan) è arrivato sul lavoro quotidiano in vigna. L’idea proposta nel “corso di agricoltura senza giudizio” citato durante gli interventi è dare all’agricoltore la possibilità di intervenire per compensare squilibri dell’intero sistema (suolo–pianta–ambiente), invece di cadere nel loop: “non funziona → aumento trattamento → non risolve → aumento ancora”.
In questo schema, i preparati biodinamici vengono presentati come strumenti dentro un approccio più ampio, che richiede più osservazione e più comprensione, non meno. Tradotto: non la bacchetta magica, ma una sfida gestionale che costringe a leggere i segnali del vigneto prima di “sparare” soluzioni.
Il test “anti-bla-bla”: ossigeno e tenuta
Tra le provocazioni più concrete emerse in sala, una è stata ripetuta come antidoto alla retorica: un vino “vivo” dovrebbe reggere l’ossidazione e non collassare appena entra aria nella bottiglia. L’idea è semplice: versare un bicchiere al giorno, richiudere e lasciare la bottiglia fuori frigo per osservare cosa succede.
È una regola assoluta? No (ci sono vini fragili per stile, solforosa, annata, ecc.). Ma come provocazione didattica funziona: sposta la discussione dal “racconto” alla tenuta reale nel tempo.
Non solo vino: l’analogia con i formaggi e la pressione economica
Un altro passaggio, molto “da addetti ai lavori”, ha allargato il discorso alle denominazioni in generale: anche in altri comparti – è stato detto – la pressione economica può svuotare il significato della tutela. L’esempio portato è quello dei formaggi, dove cambiare parametri produttivi (razze più produttive, rese, standardizzazioni) pur restando dentro i confini della denominazione rischia di salvare il nome ma cambiare il gusto. Il punto non era fare processo a un Paese o a una legge, ma mettere a fuoco la forza che spinge: la leva finanziaria.
Gli appuntamenti OFF: la città come “appendice conviviale” dell’evento
Accanto alla giornata riservata agli operatori, Roma ha respirato Convivium Renaissance anche con una serie di appuntamenti OFF dal 16 al 19 gennaio, pensati come momenti informali di incontro tra vignaioli e pubblico: degustazioni, pranzi e cene in alcuni locali simbolo della scena romana.
Gli OFF hanno toccato Ruvido (venerdì 16), poi sabato 17 Solovino, Vigneto, Il Sorpasso, Peccati, Retrobottega, Fischio, La Latteria Trastevere, KKY Alimenti; domenica 18 Lento e Vinificio; lunedì 19 chiusura da Santo Palato, Da Cesare al Casaletto e Angolo Divino.
Cos’è Renaissance des Appellations (e cosa chiede ai produttori)
Fondata da Nicolas Joly, Renaissance des Appellations riunisce produttori che condividono un impianto chiaro: pratiche agricole rispettose dei cicli naturali e minimo intervento in cantina, per evitare scorciatoie e “gusti preconfezionati”. Nel tempo l’associazione è diventata un riferimento internazionale per chi lega la parola “territorio” a scelte operative (e non solo a storytelling), promuovendo confronto tra vignaioli, divulgazione e consapevolezza del pubblico.
Convivium Renaissance, in questo senso, è più di un banco d’assaggio: è un luogo dove si discute che cosa voglia dire oggi “appellazione” quando la tecnologia può rendere tutto corretto e simile.
0


