Tra Calabria e Eolie

Tra Calabria e Eolie

…E poi ci si ritrova in un baleno a settembre, mentre mi chiedo se questo ultimo mese ha riguardato la vita reale o solo qualche sogno svanito troppo in fretta, mi ritrovo investita da una routine che fatico a riprendere.
Sono state vacanze bellissime, e il loro ricordo mi fa stare bene, ho visto e girato moltissimo, apprezzato la storia e la cultura del nostro paese, la civiltà: greca, romana e anche sannitica. Ho fatto il bagno nel Tirreno, nel mar di Sardegna, nelle Ionio e nell’Adriatico e provato tante cose che non avevo mai mangiato prima e che adesso vi sorbirete, almeno per questa settimana, attraverso qualche post dettagliato sulle mie esperienze gastronomiche più meritevoli! 🙂

Prima tappa qualche giorno alle Eolie, più precisamente a Lipari, dove oltre a fare incetta di granite e gelati, abbiamo visitato l’isola e cercato il più possibile di esplorare l’arcipelago in gommone, ma il mare non è stato dalla nostra parte purtroppo e le uscite sono state limitate. In compenso, pane cunzato e granite di gelso come se piovesse, ci hanno consolato.

A Lipari ho scoperto che esistono anche gli arancini ripieno al pistacchio, che sono buoni, ma preferisco quelli classici. Ho scoperto che i capperi sono ovunque e quelli di Salina, sono presidio slow food. Ma soprattutto ho visto che tutti i piatti qui, strabordano di cucinci. Ma conoscete la differenza tra capperi e cucunci vero? Allora leggete qui.

Quattro gli indirizzi più meritevoli a Lipari:
Bar Pasticceria Subba: Per il gelato e le granite. Bar storico sulla via principale del centro di Lipari.

Pasticceria D’Ambra: Per i cannoli e la frutta martorana. A Marina Corta poco prima del molo, c’è questo piccolo laboratorio, dove comprare anche cannoli take away e i biscottini al sesamo tipici di qui.

Ristorante Filippino: ristorante classico, il più famoso dell’isola, quello storico, che propone ricette tradizionalissime, dalla zuppa del pescatore, al pesce alla griglia, è la materia prima che fa la differenza qui.

Ristorante Nenzyna A Marina Corta, una taverna con qualche etichetta interessante in carta, piatti di pesce sempre tradizionali, ma ben eseguiti, si mangia fuori vicino alla strada, l’ambiente è più informale e moderno del primo.

Si riparte per la Calabria, già vi ho raccontato diverse cosette di questa regione, dove, da qualche anno a questa parte, non manco di trascorrere qualche settimana. Sulla cucina calabrese c’è davvero un mondo che si apre, tanto da raccontare e scoprire. L’onnipresente cipolla di Tropea, le soppressate, prodotte artigianalmente, sono fatte in casa al limite della legalità e sono commercializzate nei mercatini locali o tra i parenti e i conoscenti e sono le migliori che ho mai provato. Ah! E poi i formaggi! L’unico presidio slow food della regione è il caciocavallo di Ciminà, quest’anno sono andata a scoprirlo alla sagra a lui dedicata, in questo paesino sperduto dove ci sono probabilmente più mucche cha abitanti! 🙂 Ma oltre al caciocavallo di Ciminà che è il più famoso, esistono tantissime tipologie di pecorini canestrati, caprini che varrebbe la pena di valorizzare e riscoprire.

Un salto, prima della partenza, quest’anno, me lo sono fatto pure a Pizzo, qui la vera specialità è il tartufo, “il Tartufo di Pizzo”, commovente gelato alla nocciola, modellato a mano farcito con cioccolato fondente fuso e una spolverata di cacao. Tutti mi hanno consigliato sempre di mangiare quello del famoso Bar Ercole, ma in tutta la pizzetta del paese c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Ed ora, solo un paio di ristoranti calabresi che voglio segnalare perché hanno attirato la mia attenzione. Il primo è L’Approdo a Vibo Marina: cucina del territorio più ricercata e curata della media della zona, bella carta dei vini. Soprattutto, ciò che mi ha piacevolmente impressionato, per ogni tavolo è a disposizione un carrello, che insieme ai condimenti, mette a disposizione 4-5 tipologie di extravergini calabresi che si possono degustare durante la cena, degno di nota la “Carolea di Terìna” di Odoardi. Dell’Approdo invece, consiglio di provare i loro: spaghetti “Senatore Capelli” tirati a mano con i ricci di mare, i migliori che ho mai mangiato!

Ultima segnalazione, ben lontana e ben diversa da quella precedente, ma che è davvero una particolarità. Conoscete il pesce stocco? Si, lo stoccafisso secco norvegese, esatto! Bè, la fama che il piccolo paesino di Mammola gode, è proprio relativa a questo pesce. Molti risotranti lo cucinano e lo preparano davvero è il caso di dirlo in tutte le salse. La taverna più famosa per la sua preparazione è: La Taverna del Borgo, qui, tutti i piatti che si cucinano sono a base di questo ingrediente. Alcune preparazioni come il carpaccio di stocco con pomodori secchi e finocchietto selvatico e quello arrosto con i porcini sono davvero degni di nota.

Per concludere vi racconto una ricetta che ho imparato proprio quest’estate in spiaggia a Ferragosto. Sapete che in Calabria, si usa fare un mega picnic sotto gli ombrelloni in spiaggia? E bè, cosa compare sotto quegli ombrelloni è qualcosa spesso di inenarrabile: teglie di “melangiane chine”, timballi di pasta, pane cunzato, arancini, cotolette fritte. Isabella, oltre al gateau di patate, aveva preparato queste tortiere di verdure, di cui io ho fatto incetta, prima di scoprire che questa è una vecchia ricetta proprio della sua famiglia, che ha sia origini siciliane che di Tropea.

TORTIERA TROPEANA DI ISABELLA

300 gr di patate
300 gr pomodori
1/2 cipolla di Tropea
olio extravergine d’oliva calabrese fruttato medio
50 gr di pangrattato
10 capperi di Salina
sale

Dissalare i capperi lasciandoli a bagno in acqua dolce, per almeno mezz’ora.

Pulire e affettare sottilmente la cipolla e le patate, lavare e tagliare il pomodoro a fette più spesse.
Ungere una tortiera da 26 cm e iniziare a disporre le fette di cipolla, in modo che ricoprano la teglia ma non si sovrappongano troppo. Proseguire poi disponendo le fette di patate sopra alla cipolla e proseguire con il pomodoro.

Spolverare il pomodoro con uno strato di pan grattato non troppo sottile, condire con abbondante olio e sale. Aggiungere i capperi. Infornare a 160° per un ora, quando i bordi saranno brucciacchiati la tortiera è pronta.

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