Kitty's Kitchen

in the food for love

bento bears

Mancavano da un pochino le mie scatoline porta-pranzo preferite in effeti, non trovate? In inverno uso meno portare il pranzo freddo in ufficio, perchè prediligo più mangiare qualcosa di caldo e cucinato al momento. Invece in estate, quando le insalate la fanno da padrone, ecco che ritiro fuori bento e bacchette per per pranzi all’aria aperta. Tuttavia complici dei bei weekend romani pieni di sole ho rispolverato le scatoline.

Se è la prima volta che passate di qui e non sapete di cosa sto parlando, eccovi il corso di recupero delle faq sui bento e potete anche consultare il post di Semplicemente Pepe Rosa. Il lunch box che vedete, l’ho acquistato dal sito CasaBento che ho visto che ha messo anche delle nuove tariffe di spedizione meno spremi-cliente in effetti, prima erano molto più cari, adesso per un ordini inferiore ai 10 euro si paga meno.
AH! Date anche un occhiata al loro blog dove spesso organizzano contest per vincere dei lunchbox (come quello in corso per san valentino).

Per realizzare questo bento non ci sono vere e proprie ricette, per gli onigiri (cioè gli orsetti) occorre uno stampino e una volta lessato il riso e condito alla giapponese, con aceto di riso si formano le palline e si guarniscono. Io ho utilizzato pezzettini di algha nori e pezzetti di polipo lessato che ho usato anche per il ripieno. Inoltre ho aggiunto, per contorno, delle patate come piace magiarle a me, ecco:
mangiando l'orsetto

PATATE LESSE CON SENAPE DOLCE E PREZZEMOLO

1 patata lessa
1 cucchiaiao di senape di Digione
prezzemolo

Lessare le patate (vanno bene anche quelle avanzate dai brodi), fate raffreddare, tagliarle e cubetti aggiungere un cucchiaio di senape e delle foglioline di prezzemolo. Io non aggiungo sale perchè la senape è saporita ma potete aggiungerlo a piacimento. Avete una senape forte in casa e volete stemperarla un pò? Una volta ho preparato questa finta maionese, aggiungendo yogurt (provate!)

Per finire in aggiunta ci sono: ravanelli, broccoletto romano, olive, un mandarino e delle foglie di cavolo verza come letto.

Crema di zucca con bolitas alla nocciola

Non sarebbe inverno, non sarebbe casa, se ogni tanto non mi concedessi questa crema di zucca. Un comfort food, leggero e piacevole che scalda il palato e il cuore.
Lo so, non è la prima volta che la incontrate su questo blog. Diciamo che ogni anno mi diverto a fare la nuova versione (eh si che ricordi!). Se siete vegani potete optare per versione semplice, se invece non è il vostro caso potate arricchire la vostra zuppa con della palline di formaggio, che creano un piacevole contrasto caldo e freddo, mentre la parte croccante è data dalla granella di nocciole.

A proposito di granella, di solito se si pensa alle nocciole si pensa a Langhe, vorrei segnalarvi però un altra varietà più piccolina ma molto saporita, la “bio” di Cervione, paesino a nord della Corsica famoso tra le altre cose, per una produzione di queste noisette. Si trovano in giro “nature” o sotto forma di granelle tostate leggermente salate, provatele insieme a delle fettine di avogado! Oppure usatele come qui.

Per le palline al formaggio, ho deciso di dare un tocco spagnoleggiate, la conoscete la mitica salsetta, togli fiato a chi passa vicino a voi dopo averla mangiata? L’alioli spagnolo servito come aperitivo quando ci si siede a tavola, non è altro che un pesto di aglio e olio d’oliva, sapete la verità? Prima odiavo l’aglio e mai mi sarei avvicinata a salsette del genere però che strano come i gusti cambiano e ora non mi terrorizza più la benedetta salsina, anzi, mi viene voglia di riprepararla e di ricordarmi quei profumi che nella mente mi riportano alla Spagna, bè sempre a piccole dosi però. :)

CREMA DI ZUCCA CON BOLITAS ALLA NOCCIOLA ( 2-3 porzioni)

250 gr di zucca bio
brodo vegatale q.b.
2 carote (per ottenere un bel colore arancio)
50 gr di cipollotto
80 gr di robiola
2 cucchiai di granella di nocciole tostate di Cervione
1 cucchiaino di salsa alioli (pesto di aglio)
poca farina
olio evo
sale

Stufare il cipollotto, finemente tritato, con dell’olio in una padella antiaderente, aggiungendo brodo senza farlo dorare. Aggiungete la zucca e la carota pulite e tagliate a dadini. Coprire la padella con un coperchio e lasciar cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti, girando di tanto in tanto. Togliere il coperchio aggiungere altro brodo e salare. Ottenuta la giusta consistenza, frullare il tutto.

A parte schiacciare la robiola con la forchetta, aggiungere la salsa alioli (se vi piace) per dare un tocco spagnolo al piatto. Infarinatevi le mani per formare delle palline. Passate le palline nella nocciola e decidete se servirle come ho fatto io o mettere la zuppa in un piatto fondo con le palline al centro. Filo d’olio per finire.

Come ogni mercoledì potete leggere la mia ricetta anche su Spigoloso.

#rve

Un fine settimana ricchissimo di proposte a tema vino quello appena trascorso qui a Roma. Si è tenuto il Roma Vino Excellence&Merano Winefestival in concomitanza di tante altre proposte interessanti in giro per la città, impossibile partecipare a tutto, la mia decisione è stata di partecipare ad un solo evento ma farlo “bene” come si dice. Quindi sono reduce da due giorni passati al Salone delle Fontane tra degustazioni guidate (sabato) e banchi d’assaggio (ieri).

Presenti 100 produttori di tutta Italia e qualcuno anche internazionale, per quello che ho notato ad eccezione di qualche ritardo negli orari previsti per le degustazioni guidate, mi è sembrato che il tutto si sia svolto con una buona organizzazione.
#rve

Vorrei fare un breve elenco di quello che ho assaggiato e gradito di più (nell’ordine di cui li ho assaggiati):

Ca’ del Bosco – Cuveè Annamaria Clementi Franciacorta 2003
Kettmeir – Metodo Classico Brut, e anche rosè Altoadige Sudtirol
Buranco – Cinque Terre Dop , Sciacchetrà Cinqueterre Dop (la prima azienda che vedo che usa la nuova dicitura “dop” invece che quella delle vecchie etichette “doc”)
Lunae Bosoni – Etichetta nera Colli di Luni Vermentino, Cavigino Colli di Luni Vermentino DOC (fatto con il 30% di uve in barrique
Fattoria di Grignano – Poggio Gualtieri Chianti Rufina e Rufina riserva 2007
Montalbera – Passito Ruchè (di uve ruchè 100%)

e soprattutto…

GLI EISWEIN

Sono sempre stata affascinata da questi vini, per chi non lo sapesse sono vini fatti da uve appassite (quindi sono vini dolci) prodotti in Austia, Burgenland. Sugli acini dell’uv si formano delle muffe nobili, i grappoli vengono fatti esseccare sulla pianta e raccolti, quando? Bè quando sono completamente ghiacciati. E’ necessario che ci sia una gelata e che si arrivi almeno a -7°, così l’uva viene raccolta di notte, in modo tale che sia ben ghiacciqata intorno al mese di dicembre o gennaio.

I vini che vengono fuori sono profumatissimi e anche dolcissimi (almeno alcuni) infatti al termine degli 8 vini in degustazione il colesterolo era schizzato alle stelle e le papille gustative ultra eccitate. Se penso che l’ultimo vino provato conteneva un residuo zuccherino del 30% su un litro… Insomma zucchero puro! :)
Alla degustazione era presente anche Franz Heiss, produttore di un paio di vini in degustazione, quelli che ho preferito.

Eiswein.

So benissimo che la mia descizione di questi vini non sarà ben fatta, ma io vorrei provare a buttare giù dei miei appunti per fare pratica, ossia, visto che sto facendo questo benedetto corso Ais ci provo a dire quello che ha sentito dentro ai bicchieri provati (ogni critica è benvenuta!):

BEERENAUSLESE CUVEE’ 2006 – TINHOF
(40% pinot bianco, 40% Riesling Italiaco, 20% Neuburger)
Riconoscibilissimo l’dore di polvere da sparo e in bocca note di fichi secchi e albiccoca secca. Colore giallo paglierino. 12% vol. di alcool, acidità 9 g/l, residuo zuccherino 160 g/l

EISWEIN BLAUFRANKISCH 2008 – HEISS
(Franconia)
E’ un eiswine fatto con uva rossa e assume un colore buccia di cipolla, gli odori sono tenui, il gusto dolce non è supportato da acidità sufficente. 12% vol. di alcool, acidità 8,5 g/l, residuo zuccherino 174 g/l

EISWEIN PREMIUM 2009 – H&C NITTNAUS
(Chardonnnay)
La cosa che mi ha più colpito di questo vino dorato è che dopo la deglutizione mi sono tornati in bocca tutti i sentori muffati. Non è profumato come il primo non ha odori molto complessi. 12% vol. di alcool, acidità 9 g/l, residuo zuccherino 200 g/l

Eiswein

STROHWIEN MERLOT 2007 – JURIS
(Merlot)
Il colore di questo vino si discosta totalmente da quello degli altri, infatti è un rosso quasi granati, ma limpido e luminoso. Viene fatto un una leggera fermentazione sulle bucce e devo dire che nonostante la dolcezza si sente la componente tannica sul palato, quasi mi ha ricordato il porto. 12,5% vol. di alcool, acidità 5,7 g/l, residuo zuccherino 163,7 g/l

TROCKENBEERENAUSLESE (TBA) PINORAMA 2001 – H&C NITTNAUS
(Chardonnay, Pinot bianco)
Da qui in poi la degustazione ha previsto l’assaggio di diversi TBA, questo è il più vecchio che abbiamo bevuto parliamo di un vino di 10 anni e sicuramente gli odori sono più maturi, percettibili nettamente frutta secca e miele, al gusto ancora molto carico ed è anche l’unico produttore che ha usato legno.
11% vol. di alcool, acidità 6,7 g/l, residuo zuccherino 221 g/l

TROCKENBEERENAUSLESE (TBA) 2008 – SAMLING -HEISS
(Samling)
Ora ditemi de voi la conoscevate l’uva Samling? Io non l’aveo mai sentita e a quanto pare è il frutto di un incrocio nato per creare un uva più resitente. Profumatissimo dolcissimo, acido con adore di mango e gusto di mango candito. Probabilmente quello che ho preferito.
10,5% vol. di alcool, acidità 9,9 g/l, residuo zuccherino 248 g/l

TROCKENBEERENAUSLESE (TBA) 2004 – TINIHOF
(Pinot Bianco, Riesling Italico)
Di questo Tba del 2004 mi ha colpito il profumo che veniva fuori oltre ai frutti canditi anche note di petrolio che infatti erano sinonimo di vino maturo.
10,5% vol. di alcool, acidità 10,9 g/l, residuo zuccherino 255 g/l

TROCKENBEERENAUSLESE (TBA) 2002 – JURIS
(chardonnay)
In ultimo, il più dolce di tutti (come residuo zuccherino) ma tuttavia la percezione non era di estrema dolcezza, l’acidità compensave bene e il 2002 si scopriva in un odore di muffa concentrata, fino ad arrivare al legno e al cuoio, vino evoluto con finale molto lungo.
7,5% vol. di alcool, acidità 10,7 g/l, residuo zuccherino 312,4 g/l